Storie di donne mobbizzate da uomini che pensano di non essere stati visti….

STA ARRIVANDO UN NATALE DI…

Comments on: "STA ARRIVANDO UN NATALE DI…" (1)

  1. Ho cominciato a leggere e non ti nego che mentre leggevo in testa mi si formavano due sensazioni opposte… La certezza che stai descrivendo comportamenti e atteggiamenti mentali che sono molto più diffusi di quel che parrebbe. Me ne rendo conto pure io che non lavoro in una multinazionale… eppure avverto che c’è una ideologia manageriale alimentata e auto-alimentata a partire dagli anni 80. Hai presente l’epoca dei “paninari” e del primo rampantismo? Credo che da lì in avanti è stato un crescendo rossiniano. L’ideologia (potremmo chiamarla anche “religione”, senza distorcere la realtà) s’è gradualmente raffinata e diramata arrivando a interessare ogni aspetto del tempo lavorativo che l’individuo impiega in azienda.
    La trasformazione che vedo io è quella dal: io lavoratore ti vendo il mio tempo e le mie capacità professionali in cambio di uno stipendio onorevole” al “io ti vendo la vita presente e quella futura, modificherò da ora in poi il mio modo di pensare, per aderire interamente alla filosofia dell’Azienda. Ti venderò il sabato e la domenica, ti venderò la libertà di disporre di tempo per me per dedicarlo a identificarmi sempre più nel credo dell’Azienda.
    Ti permetterò di disporre di me a tuo piacere col meccanismo della reperibilità 24 ore su 24.
    Mi farò tuo adepto e rinuncerò a qualsiasi possibilità di obiezione. Rinuncerò alla mia capacità critica in cambio di un autoconvincimento che imporrò a me stesso: tutto ciò che decide e impone l’azienda è saggio, ragionevole e soprattutto efficace per il futuro della medesima azienda e in via secondaria per il mio.
    .
    Io in questo ci vedo un atto ideologico e uno religioso. L’abdicazione dell’individuo a restare essere umano e la decisione di immolarsi a questo pseudo-credo efficientista.
    Coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti a livello sociale ed economico.
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    L’altra sensazione riguarda invece il livello di perfidia che si tocca quando il lavoratore è di sesso femminile. Qui l’azienda da il suo meglio semplicemente perchè ha ancora più armi di ricatto e di pressione.
    La donna – è cosa nota – nella nostra Società attuale, di norma è il soggetto che si fa più carico della cura di altre persone. Non solo i propri figli ma oggi è cosa diffusissima anche dei genitori anziani, dei fratelli o sorelle portatori di handicap o più in generale di soggetti “deboli” e penso ai tossicodipendenti, alle figlie con problemi di anoressia/bulimia, o anche semplicemente a chi ha in casa un figlio adolescente che va incontro ad una fase di critica nel sua sfera relazionale.
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    Bene l’Azienda (e parlo anche di aziende medio-piccole) fa filtrare un messaggio ben preciso: se vuoi lavorare qui dentro, tu lasci fuori tutti i tuoi problemi e ti comporti come una persona asessuata,anaffettiva e indifferente ad ogni altra cosa che non sia il bene dell’azienda per come lo intendiamo noi:massima disponibilità, ore di lavoro supplementari non pagate e non segnate, disponibilità a trasferte e a corsi senza alcuna obiezione nel caso che questi impegni cozzino con i tuoi impegni familiari o di cura.

    Succede eccome. Succede in misura strisciante e talvolta subliminale, ma succede davvero.
    Devi diventare un manichino freddo, glaciale, distaccato, liberamente plasmabile dai voleri del management
    E’ qui che s’annida il disagio, l’emarginazione progressiva di chi non è così bravo a identificarsi in una simile ideologia.

    E mi chiedo, se delle vertenze sindacali se ne parla poco, se delle crisi aziendali se ne parla solo di fronte a manifestazioni eclatanti o estreme (salire su una torre/suicidarsi/sciopero della fame) perchè di queste altre situazioni non se ne parla quasi per nulla?
    C’è un livello di omertà pauroso sui media ufficiali. Perchè chi l’ha deciso che un lavoratore deve vendersi i “suoi tempi di vita”? Che deve far venire prima l’azienda delle sue scelte personali e familiari? Io di questo non ho mai trovato traccia nei Contratti Nazionali o territoriali che fossero. Eppure nella realtà concreta accade!
    E’ un pò come la Costituzione Scritta e la Costituzione applicata… nel tempo c’è stata una divaricazione paurosa.
    Perchè non se ne fa oggetto di dibattito a tutti i livelli?
    .
    Quando si parla di mettere al centro della politica di nuovo il fattore Lavoro perchè non si dovrebbe proprio ripartire da qui? Dalle condizioni in cui i lavoratori cedono il loro lavoro in cambio di una retribuzione. E vendersi la vita oltre che il tempo e le capacità è un atto lecito?
    Lo Stato (nella sua veste di Ente di rappresentanza dei cittadini, di qualunque cittadino)
    su questo non ha nulla da dire?
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    Perchè finiamo per considerare normale (soprattutto ora che siamo in crisi economica) ciò che normale non è?
    .
    Un abbraccio e un “in bocca al lupo” pieno di determinazione per questa battaglia che stai portando avanti! Il mio pensiero resta sempre quello: bisogna rimettere al centro l’uomo, la persona. L’economia il profitto, sono mezzi non FINI!
    Devono servire l’essere umano. Ogni volta che si rovesciano le parti ci si trova alla vigilia di una catastrofe sociale e di innumerevoli tragedie individuali.

    Tornerò a leggere i primi post
    carlo

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