Vi è una certa mentalità, o meglio un a-mentalità, in quanto di attività mentale non vi è traccia per cui l’alfa privativo è d’obbligo, un’amentalità che pervade il mondo del lavoro allo stesso modo in cui un condiloma pervade lo sfintere anale, per cui se sei una madre, scordati assolutamente di fare carriera, a meno che tu non finga di essere un uomo e ti dimentichi di avere dei figli.
A meno che tu non diventi in sostanza un transessuale.
Ecco. Parlando di transessuali, mentre io non trovo in alcun modo pericolosi per la società i trans abbinabili a Marrazzo & Friends (cazzi loro dopotutto), anzi mi ispirano per lo più sentimenti di empatia e compassione, trovo invece estremamente lesivo per la società quella tipologia di transessualità che prevede che una donna, per fare carriera sul lavoro debba di fatto comportarsi come un uomo.
Avrete presente quelle sfigatone veryveryaggressiv, imbalsamate in un tailleur color cadavere, in bilico su tacchi a spillo, minigonnate a 45 anni, ad emanare quei messaggi ridicoli tipici del Maschio Alfa, io corro per vincere, io sono la più forte, io non mi fermo davanti a niente. Voi che lavorate in Manpower, ve ne verranno in mente una dozzina immagino. Non me ne voglia il Maschio Alfa, ma già è ridicolo quando è maschio, quando poi è una donna a comportarsi da Maschio Alfa, voglio dire… ci inghiotte un abisso di disperazione.
Probabilmente sogno, ma nel mondo (del lavoro) che vorrei, queste follie non ci sarebbero, questo esasperato bisogno di primeggiare, di acquisire quote di mercato, di giganteggiare, di fondere aziende, di amplificare all’inverosimile i guadagni, di ridurre assolutamente i costi sbattendo fuori padri di famiglia per rimpiazzarli con gente talmente disperata da essere disposta a lavorare a condizioni pre-rivoluzione industriale, di chiudere aziende in Italia per aprirle in Cina o in altri paesi che brillano per il NON rispetto dei diritti umani.
Nel mondo utopistico che vorrei, non ci sarebbero persone con una tale brama di potere, possesso e guadagno da generare attorno a sé solo disperazione, ma solo persone che, al contrario, per stare bene hanno bisogno di generare attorno a sé benessere. Manager, imprenditori, e lavoratori in generale illuminati, non ‘sti coglioncelli di oggi che vanno per la maggiore nelle multinazionali, buoni per lo più a tagliare posti di lavoro, senza umanità, senza pietà, senza empatia per il prossimo, carrieristi bramosi di potere per compensare la loro impotenza (nelle varie accezioni che può avere questo termine), gente che se la tira per compensare che non gli tira.
La storia del Maschio Alfa poi se vogliamo andrà bene per babbuini e lupi, ma l’Homo Sapiens, essendosi evoluto potrebbe anche fare uno sforzo un po’ più significativo, per migliorare la specie, che non pisciare attorno al proprio territorio, eccheccavolo.
Il Maschio Alfa, ecco, per me è un po’ superato, ha un po’ scartavetrato le palle.
Ma il Maschio Alfa sul lavoro non è la cosa peggiore che ti possa capitare.
Il peggio, l’oscurità totale, l’annullamento di secoli di lotte per i diritti umani, l’involuzione verso il plancton è infatti rappresentata dal Maschio Alfa Trans, ovvero la femmina dotata di ovaie la cui essenza femminile subisce una tragica e peggiorativa mutazione genetica verso il Maschio Alfa. Ovvero: rimane esternamente con l’aspetto di femmina, continua ad accoppiarsi con maschi (per lo più pagando le prestazioni a questi malcapitati), ma di fatto il suo comportamento relazionale e sociale è identico a quello del Maschio Alfa, forte, dominatore, combattente, vincente, insomma, ‘nu scassacazz’.
Un esempio di Trans Maschio Alfa per tutti: Maria Stella Gelmini, ministro della (d)istruzione, che non appena saputo di aspettare un bambino si è precipitata a dire “sarò al lavoro il giorno dopo il parto, non preoccupatevi” (vuria mai che qualcuno le sfili da sotto quel culo secco la poltrona tanto sudata). Uno si riprende da un primo momento di stupore relativo alla scoperta che anche alla Gelmini è capitato di copulare, e si chiede, o meglio le chiede “ma se ‘sto figlio manco è nato e ti da così tanto fastidio, ma cosa lo fai a fare”.
Queste parole della Gelmini, il suo comportamento, la sua stessa esistenza sono un’offesa per la parte femminile del genere umano, in particolare per le mamme che vivono in mille difficoltà, che dormono tre ore per notte per barcamenarsi, e che nonostante tutto ad un certo punto della loro “carriera” vengono rottamate, perchè hanno ad esempio l’assurda pretesa di assistere personalmente il loro bambino con la febbre a 40, a differenza della Gelmini che ha dichiarato che sta già assumendo un team che si occupi di suo figlio, di modo da non essere mai disturbata mentre lavora. Basta sapersi organizzare, ha detto….
Ditemi se è normale che una donna si comporti così. Ditemi se è normale che comunque una carriera debba comportare il disinteresse per i propri figli. Ditemi se è normale che una dei pochi ministri donna, invece di tutelare la dignità delle lavoratrici madri, debba avere parole così offensive nei confronti di tutte le altre donne, mamme, che a suo parere non si sanno organizzare.
Gliela paghi tu, Gelmini, la nursery sul posto di lavoro all’impiegata, alla cassiera, all’operaia? Quando i loro figli hanno la febbre a 40 gli mandi una delle tue colf? E quelle che hanno figli con gravi problemi di salute, anche per loro basta sapersi organizzare?
Quando ci si indigna per i Transessuali che infestano le città, non pensiamo a persone sfortunate come Brenda, ma pensiamo alle varie Gelmini, e Moratti (che ci ammorba con l’Expo di cui a nessuno frega un cazzo, invece di costruire un asilo nido in più a Milano), quelle donne che per imperscrutabili motivi hanno voluto autoricrearsi a immagine e somiglianza dell’uomo, che già non è poi sto granchè, figuriamoci le sue copie trans. Indignamoci non per i parlamentari che vanno con i trans, ma per i trans che vanno in parlamento, i trans come la Gelmini, e tutte quelle della sua specie, senza dignità, che rinnegano il loro intimo essere donna per diventare di fatto uomo e continuare a servire uno squallido potere maschile, che non hanno più un’ombra di empatia, di condivisione dei dolori del prossimo, che non esitano a sbattere in mezzo ad una strada persone la cui sola colpa è essersi costruite una vita oltre il lavoro.
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